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Da Bassano alle giovanili del Milan.

Squadea giovanile[dettaglio] Fabio Moro è nato a Bassano del Grappa (VI) il 13 luglio 1975, da papà Moreno e mamma Grazia,
ultimo di tre fratelli (Doriano, il maggiore, e Alberto). Originario di Rivalta, un paesino della Valsugana, ha iniziato a giocare a calcio quando aveva circa 11 anni nel Valstagna, una squadra poco lontana da casa.
Qui ha giocato per un paio d’anni, prima di essere acquistato dal Bassano, che militava in una categoria superiore. “Giocava tanto a calcio, ha sempre giocato tantissimo e sempre fatto categorie superiori rispetto all’età che aveva” afferma la moglie Daniela. “Rispetto ai fratelli, che pure giocavano a calcio, aveva più lo spirito di sacrificio”.Anche un suo vecchio allenatore> sosteneva che il piccolo Fabio era diverso dagli altri ragazzini, particolarmente bravo e dotato: solo lui, infatti, tra i compagni, è riuscito poi a raggiungere alti livelli.

Squadea giovanile Milan[dettaglio] All’età di 14 anni è entrato a far parte delle giovanili del Milan dove è rimasto per ben 5 anni, aggregandosi alla prima squadra soltanto negli ultimi due. “Sono stati anni bellissimi” racconta Fabio. “Mi hanno cresciuto e curato anche sotto l’aspetto umano. Ero a 300 chilometri da casa, in una realtà totalmente diversa dalla mia. Sono andato a vivere a Milanello e lì mi hanno dato un’istruzione: mi hanno fatto diplomare perito elettronico. Non sono mai stato bocciato o rimandato, perché comunque il Milan mi seguiva da vicino”. Al mattino Fabio andava a scuola, il pomeriggio si allenava e alla sera si dedicava allo studio, prendendo anche ripetizioni nelle materie in cui era meno preparato.

“Mi hanno curato sotto tutti gli aspetti, tralasciando però un pochino la fase dell’adolescenza: qualche volta avrei voluto stare un po’ con gli amici ma non potevo farlo. Non ho fatto le ‘mattate’ che fa un ragazzino, non potevo saltare la scuola. Io ho vissuto per il calcio: non sono cresciuto come ragazzo in quel periodo, sono cresciuto come calciatore”.

Fabio ammette di essere stato fortunato: nel suo caso i sacrifici lo hanno ripagato, mentre per molti suoi ex compagni non è stato così. Pur avendo affrontato le stesse difficoltà, molti di loro hanno dovuto rinunciare al sogno di diventare dei campioni e, una volta tornati nelle realtà da cui provenivano, hanno poi svolto lavori comuni.Fabio non ha mai dimenticato il giorno in cui, particolarmente demotivato,0era arrivato a Milanello per gli allenamenti. Nel campo vicino stavano lavorando campioni del calibro di Baresi, Van Basten e Maldini e lui in disparte li guardava avvilito.

Ad un certo punto gli si è avvicinato Baresi che abbracciandolo gli ha detto: Devi tenere duro. Vedrai che i tuoi sacrifici in qualche modo ti ripagheranno. Se tieni duro, credimi,poi avrai successo. Io ero come te, io avevo le stesse paure che in questo momento hai tu. Poi però le ho superate e sono arrivato dove sono arrivato”. Inutile immaginare l’emozione di Fabio nel sentire il suo idolo rivolgergli quelle parole…